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07 marzo 2012

Le storie che invento non le so raccontare

Un giallo con false ricostruzione, sovversione dell'ordine temporale degli eventi, azioni mostrate al contario, allucinazioni e confusione mentale, punto di vista di un personaggio principale non affidabile.

Un cortometraggio ben costruito e degno del miglior Christopher Nolan. Un cortometraggio che chiama in gioco le inferenze dello spettatore e lo costringe a giocare al gioco della narrazione per immagini. Poche parole. Una musichetta dolce solo in apparenza e che diventa ossessiva.

Le storie che invento non le so raccontare di Francesco Lettieri (anche protagonista) è un (capo)lavoro che meriterebbe un'attenta analisi. Magari un giorno gli dechideremo anche quel tempo.

10 aprile 2011

Rutger sceglierebbe Nolan

In un’intervista, il mito Rutger Hauer ha detto la sua: se mai dovesse essere fatto un sequel di Blade Runner, l’unico che potrebbe dirigerlo sarebbe Christopher Nolan, anche se in cuor suo preferirebbe che il film resti unico. Ovviamente l’idea di un sequel funzionerebbe solo se Deckard e Rachel fossero davvero dei replicanti. Nolan ha spesso ammesso il suo amore per Blade Runner, che dichiara di aver visto almeno 200 volte, anche se non ha per nulla gradito il fatto che Ridley Scott abbia apertamente ammesso che Deckard e Rachel per lui fossero replicanti, togliendo agli spettatori la possibilità di credere fermamente a una teoria piuttosto che all’altra.

09 aprile 2011

Supereroi a valanga

Il cinema e i supereroi vanno sempre più d’accordo, e le major lottano per avere i diritti di sfruttamento dai grandi editori statunitensi. A fine 2012 scadrà il contratto tra Paramount e Marvel, e la casa delle idee andrà sotto il totale controllo della Disney (che ha acquistato la maggioranza un anno fa), mentre la concorrenza DC Comics sarà per ancora molto tempo in mano a Warner Bros. Proprio a DC e Warner bisogna prestare attenzione: questa estate uscirà Green Lantern, la prossima The Dark Knight Rises, a dicembre 2012 sarà il turno di Superman di Zack Snyder, e nel 2013 invece ne vedremo delle belle. Come per Marvel e Disney il 2013 sarà l’anno dei film sugli squadroni: The Avengers da una parte e Justice League dall’altra. Proprio il presidente Warner ha parlato di quest’ultimo progetto come uno dei più importanti degli ultimi anni. Ancora non si sa niente di più, ma visto che Batman e Christopher Nolan sono le galline dalle uova d’oro della Warner, per questo Justice League c’è chi spera di vedere Christian Bale nei panni dell’uomo pipistrello e Nolan dietro alla macchina da presa. Dalla redazione di Sky Cinema.

24 novembre 2010

Rachel Weisz sta con Batman?


Settimana scorsa si parlava di Charlize Theron, Vera Farmiga e Kacie Thomas, questa è invece la settimana Di Rachel Weisz.
Anche il suo nome, infatti, entra a far parte del possibile cast del prossimo film di Christopher Nolan, The Dark Knight Rises. Né la sua effettiva presenza né il suo possibile ruolo sono certi, ma si parla della possibilità che sia la donna di Bruce Wayne oppure, cosa assai più interessante, una possibile antagonista dell’uomo pipistrello.


Dalla redazione di Sky Cinema

04 novembre 2010

Il cavaliere oscuro si rialza

Ormai è noto il titolo del prossimo film di Christopher Nolan The Dark Knight Rises, che chiude la trilogia del pipistrello iniziata con Batman Begins e continuata con Il cavaliere oscuro.
Ma c’è un’altra notizia. Nolan, grazie al potere acquisito con tutti i grandi successi degli ultimi anni, è riuscito, come già per Inception, a distogliere la Warner dall’idea di realizzare il film in 3D, virando l’attenzione sul sistema
IMAX, da sempre amato dal regista.
Vedremo se il terzo capitolo, previsto per luglio 2012, sorpasserà in qualità e incassi Il cavaliere oscuro.

11 ottobre 2010

Spiegare Inception

Che differenza fa se Inception di Christopher Nolan sia o non sia tutto un sogno? Che differenza fa se nessuno dei frame di cui è composta la pellicola appartenga a un ideale livello zero di realtà diegetica, ma tutto stia a un meno qualcosa. Meno uno (-1), le scene in cui il piano per l'innesto dell'idea in Fisher (Cillian Murphy), meno cinque (-5), le scene in cui Cobb (Leonardo DiCaprio) si libera definitivamente dello spettro (o dell'incubo) della moglie. A livelli come nell'ascensore che si vede nel film e rimanda in qualche modo ai vari strati del subconscio del protagonista.


Ho come la sensazione di avere scritto una tesi di dottorato per interpretare Inception. Alcuni anni fa.
Se Inception sia o non sia tutto un sogno, non cambia assolutamente niente del film. Proprio perché ogni film è come se fosse un sogno: crea un mondo che ha sue regole più o meno coerenti che possono non essere quelle della nostra realtà quotidiana, ma che comunque osserviamo come quelle della nostra realtà quotidiana.
Un film spesso è solo un film, non è come un sogno che la stragrande maggioranza delle volte è concepito come tale solo al risveglio. E tuttavia, lo spettatore entra nel film a volte come in un mondo reale (è ancora la storia della sospensione dell'incredulità di Coleridge) e a quello applica tutte le attitudini e capacità cognitive che applica nella vita quotidiana anche fuori dal cinema.

Solo nel finale il meccanismo di Inception si apre al dubbio e vi sono delle incongruenze: non è mostrato come Cobb si trovi nel mondo di Saito (Ken Watanabe), non è molto chiaro come mai Saito sia invecchiato tanto e Cobb non lo sia (la moltiplicazione esponenziale del tempo mano a mano che si scende di livello nei sogni non basta a giustificare il fatto). Non è chiaro come mai, soprattutto, i personaggi sul pulmino non si sveglino immediatamente al contatto con l'acqua, ma aspettino - per così dire - Cobb per farlo tutti insieme.

Può darsi che tutto il film sia parto della mente di Cobb. Molti dei film complicati degli ultimi anni sono basati sul device di un narratore inaffidabile e sui parti della sua mente alterata e la trottola che vacilla ma non è ancora cascata prima dei titoli di coda lascia astutamente la decisione allo spettatore.

24 settembre 2010

Inception da oggi al cinema

Esce oggi in italia il film più atteso degli ultimi anni, speriamo non deluda le aspettative.

Questo è il servizio che ho realizzato per la rubrica Skycinenews.





Inception è l’arte dell’estrarre preziosi segreti dal subconscio durante i sogni. DiCaprio interpreta un campione di questa tecnica, che per riscattarsi accetta di tentare il processo contrario: impiantare un’idea nella testa di qualcuno.

NOLAN
L’idea dalla quale sono partito è che i sogni sembrano reali finché non ci svegliamo.

Da ex studente di letteratura Christopher Nolan si è chiesto perché il cinema non proponesse trame ardite come quelle di certi romanzi. Così ha scritto e diretto un film complesso, una vera sfida per lo spettatore come i suoi primi film, ma con un budget da grande film hollywoodiano.

NOLAN
Ho cercato di unire influenze concettuali letterarie e cinematografiche che mi attirano, e come se ne trovano in Matrix o Dark City e in tutti quei film che trattano del contrasto tra realtà e visione soggettiva, con i film d’azione alla James Bond e il grande cinema di uno Stanley Kubrick o di un Ridley Scott.

L’ambientazione onirica del film permette la realizzazione di scene spettacolari girate in sei diversi Paesi. Spettacolare è anche il cast internazionale, che comprende i premi Oscar Michael Caine e Marion Cotillard e i nominati all’Oscar Ellen Page e Leonardo DiCaprio.

DICAPRIO
Ci sono somiglianze tra Inception e il mio ultimo film Shutter Island, per quanto riguarda la lotta di una persona con i suoi incubi. In più, mi intrigano i film in cui bisogna scavare nella trama e c’è un narratore inaffidabile che dice o fa qualcosa che non si sa se sia vero.

20 luglio 2010

Ultime notizie

Ecco le ultime notizie dalla redazione di Sky Cinema.

DENZEL TORNA CATTIVO

Era dai tempi di Pellicole come ‘American Gangster’ e ‘Training days’ che non si vedeva Denzel Washington nei panni del cattivo e maledetto. Pare che l’attore statunitense sia pronto per interpretare un pericoloso criminale. Il film racconta di un giovane agente della CIA che deve trasportare in un luogo sicuro il galeotto (Washington) dopo aver subito un attacco nel rifugio segreto in cui i due erano nascosti. La pellicola verrà diretta da Daniel Espinosa.


SORRENTINO ALLA CONQUISTA DELL'AMERICA

Paolo Sorrentino approda negli Stati Uniti per girare il suo nuovo film This must be the place con Sean Penn e Frances McDormand. Penn sara' un ex rocker ossessionato dalla ricerca del criminale nazista che ha tormentato suo padre. La pellicola arriverà nelle sale nel 2011 e a breve cominceranno le riprese. A Medusa Film, Lucky Red e Indigo Film si affianca per la prima volta anche una banca, Intesa SanPaolo che punterà 2,5 milioni di euro, il 10% del valore del progetto.


007... NOLAN

Christopher Nolan, il visionario regista di Memento, dell’ultimo Batman e ora di Inception con Leonardo Dicaprio, ha svelato il suo sogno nel cassetto: dirigere un episodio dell’agente 007 James Bond, la saga spionistica più famosa.

06 aprile 2010

Strade perdute e Mulholland Drive

Vi offro oggi un piccolo ragionamento teso ad evidenziare le similarità tra due film di David Lynch, che nel titolo stesso portano fanno riferimento a strade: nei titoli originali Lost Highways (1997) e il successivo Mulholland Dr. (1999), uno degli argomenti del libro di prossima pubblicazione contenente un mio lungo saggio.

Il parallelismo tra Strade perdute e Mulholland Drive è evidente, a cominciare dalla presentazione di almeno due mondi distinti all'interno di entrambi i film e dallo stravolgimento della vicenda raccontata che si verifica a un certo punto dell'intreccio narrativo, che costringe a rivedere tutte le assunzioni e le ipotesi formulate.

In
Mulholland Drive è forse più scioccante, poiché lo scarto avviene dopo oltre due terzi di film, nei quali, nonostante alcuni punti oscuri e un alone di mistero, è possibile costruire la fabula in modo soddisfacente. Al termine del film si è invece perfino in difficoltà nel dire cosa sia stato raccontato. Come in Strade perdute la vicenda si avvita su se stessa e non si è sicuri che i personaggi siano effettivamente gli stessi. La seconda parte è per molti aspetti il rovesciamento della prima, la visione "attraverso lo specchio" dell'universo presentato in precedenza. Sembra che la fabula torni continuamente sugli stessi luoghi attuando però delle variazioni.

Mulholland Drive sembra la rivisitazione in chiave femminile del nastro di Möbius di Strade perdute.
Nella seconda parte, i personaggi hanno nomi diversi, ma comunque nomi che nella prima parte appartenevano ad altri personaggi, come e forse più che nel caso del personaggio di Patricia Arquette di Strade perdute, lo spettatore tende a considerare l'attrice come segno di continuità tra le diverse vicende, tra i diversi livelli di realtà presentati.

Sono entrambi film sull'identità. Ipnotici, avvincenti e densi di mistero, che lasciano la sensazione che nemmeno dopo una visione più attenta esso possa essere ricondotto a una forma coerente. Rispolverando temi a lui cari, come quello della memoria e della crisi di identità, della violenza e della seduzione, al punto da indulgere in una sorta di autoparodia, Lynch sospende tutto nella consueta atmosfera minacciosa e tetra, tuttavia non senza velature ironiche. Mulholland Drive spartisce con i suoi film precedenti anche i richiami al genere noir. Le due donne infatti cercano di scoprire chi sia Rita. La ricerca delle due detective improvvisate non produce risultati di rilievo, ma la situazione si fa sempre più intricata e cupa. L'ansia di conoscenza dello spettatore è frustrata mentre si accumulano un numero straordinario di piste e di simboli enigmatici. Invece di avvicinarsi progressivamente alla rivelazione, la trama noir si fa sempre più complessa fino letteralmente ad esplodere in una situazione tanto diversa da sembrare un altro film. La struttura narrativa nella seconda parte del film sembra sfaldarsi completamente, mentre il personaggio di Rita assume i connotati della femme fatale e la scatola blu si rivela poco più che un McGuffin e il simbolo che universi paralleli si possano incrociare.

In Lynch, come nei lavori di Quentin Tarantino e Christopher Nolan, i temi e le tecniche del cinema noir sono decostruite profondamente; e hanno semmai l'effetto di calare lo spettatore in un'atmosfera di intrigo e sospetto che in qualche modo sottolinea e tematizza la crisi dell'attività cognitiva. E c'è in entrambi i fillm un rimando all'attività cognitiva dello spettatore. Fred Madison è spettatore dei nastri che gli vengono recapitati a casa in Strade perdute e Rita e Betty assistono a un singolare spettacolo teatrale nella più significativa scena di Mulholland Drive.

25 gennaio 2010

I film che cambiano la vita

Ci sono molti modi per valutare un film. Uno è descriverne lo stile e apprezzarne l’originalità, gli elementi di novità, la coerenza, scelte di inquadrature e movimenti di macchina arditi e funzionali allo stesso tempo.

Un altro modo per valutare un film è morale: il film sembra farsi promotore di principi etici che noi condividiamo, oppure offende la vostra sensibilità. A volte, ogni altro aspetto del film può passare in secondo piano. Ricordo che il quotidiano cattolico L’eco di Bergamo giudicò inaccettabile il film di Bellocchio L’ora di religione, essenzialmente perché uno dei personaggi urla una bestemmia.

Si può valutare un film a seconda del grado di intrattenimento che offre. Se è brillante, se è spiritoso, se è pieno di effetti, se fa salire l’adrenalina è un buon film. Se deprime, se è lento o lungo, un brutto film. Altri ritengono un film di valore quello che risponda alle domande che lo spettatore pone.

Si può apprezzare un film perché tocca una tematica cara o perché un attore che stimiamo rende egregiamente in un ruolo.

Sono molti i criteri, a volte esclusivi, per giudicare un film. I critici votano in stellette o pallini, alcuni valutano le pellicole in distanze.

In un forum online di cinema, qualcuno aveva proposto di misurare la bontà di una pellicola in kilometri che si sarebbe stati disposti a percorrere per poterlo vedere. L’escamotage teneva conto delle difficoltà che per riuscire a vedere un film interessante, non inserito nei circuiti mainstream. Specie se non si abita in una grande città e viste le chiusure a ripetizione di sale cinematografiche, si è costretti a spostarsi molto dal proprio domicilio, anche diverse decine di kilometri, per raggiungere un cinema che programmi lavori particolari.

Maggiore la distanza che valga la pena coprire per riuscire a vedere il film, maggiore il pregio del film. E’ un criterio soggettivo, benché numerico, ma non meno soggettivo di qualsiasi altro.

Personalmente, quando giudico un film, lo ascrivo alla categoria del capolavoro quando mi cambia la vita.

Nessun film, ho sentito dire, cambia la vita. Anche questo è un criterio soggettivo: a me alcuni film la vita l’hanno cambiata. Sarà che mi occupo di cinema ed è quindi più facile, ma in qualche modo molti film possono avere un certo impatto sui nostri gusti, sui nostri pensieri e addirittura sulle nostre azioni, per sempre.

Farò un solo esempio. Ho iniziato a vedere la prima volta Memento che ero già sotto le coperte e abbastanza sonnolento. Temevo che mi sarei addormentato con le schermo che ancora mandava immagini del film e che l’avrei dovuto rivedere per sapere come sarebbe finita la storia. E invece…

Dopo le prime sequenze il sonno era sparito completamente. Seguivo la vicenda avido di sapere. Confuso e rabbioso come il protagonista, volevo capire cosa stesse succedendo. Come lui vedevo accader(mi) delle cose che non riuscivo a controllare.

Alla fine del film, non solo ero più sveglio che mai, ma ero anche eccitato, esaltato probabilmente. E ottimista: se un film così può essere concepito e realizzato, allora c’è speranza per l’essere umano!

Memento è stato oggetto di molte altre visioni, di letture, di analisi, di ricerche. E’ finito anche nella mia tesi di dottorato in un intero capito dedicato al lavoro di Christopher Nolan.

Memento è solo un film. Ma un film che ha cambiato di sicuro la vita del suo autore, ora quotato regista a Hollywood. In piccolo, ha però decisamente cambiato anche la mia esistenza. Anche se non fosse stato oggetto di studio da parte mia, l’esperienza cognitiva di quel film avrebbe comunque condizionato, seppure magari in forma microscopica, molti ambiti della mia vita, così come fa ogni esperienza vissuta.