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16 aprile 2010

La prima cosa bella. Recensione in 3 parole

Non ricordo più dove ma ricordo di un'idea di premiare le migliori recensioni cinematografiche in sole 3 parole. L'esempio citato era "Benjamin snooze Button", che con un gioco di parole fa riferimento alla sonnolenza provocata dal film.

Tento anch'io oggi la mia prima recensione in tre parole.

La prima cosa bella: i credits finali.

E va bene, questa era facile.

La prima cosa bella di Paolo "Virzina" è la storia insulsa di una sciacquetta, in cui attori romani (Valerio Mastandrea e Claudia Pandolfi) si sforzano di parlare con accento toscano. Meglio ancora di quanto accade in Io sono l'amore, altro orrendo film in cui Edoardo Gabriellini, l'eroe di Ovosodo, toscano, parla con il suo accento natale ma ha origini liguri.

A proposito di Ovosodo, quello che rimane personalmente il migliore film di Virzì (vedasi qui) mostra un'interessante affinità con l'ultima fatica del regista livornese. Il protagonista, in luogo dell'ovo sodo che non va né su né giù, ha nel petto un vuoto... Che sia un segnale da interpretare anche in riferimento alla vena creativa del Virzì?

Se volete sentire però un'altra campana su Virzì, leggete il libro, fresco di stampa, My Name is Virzì, di Alessio Accardo e Gabriele Acerbo, Le Mani, Recco, pag 336, Euro 16.

18 gennaio 2010

Il problema degli adolescenti

Ho un problema. Forse non è un problema, ma certo una persona che ama il cinema e cerchi di sostenere che Questo piccolo grande amore non sia un brutto film sente di doversi in qualche modo giustificare.

Ebbene, la questione è che mi piacciono i film sugli adolescenti.

Altre prove a carico: Donnie Darko è uno dei miei film preferiti in assoluto, il miglior film di Gabriele Muccino è per me Come te nessuno mai e quello di Paolo Virzì rimane Ovosodo, con buona pace dei molti sostenitori della sua ultima opera La prima cosa bella.

Sono affascinato dalle storie ben raccontate che hanno per protagonisti degli adolescenti. Forse è perché sono stato un adolescente complicato, come molti, direi come la maggior parte delle persone lo sono. E forse perché l'adolescenza è un'età speciale, nella quale tutto è assoluto, estremo, destinato a essere eterno.

Il primo amore, che sembra più forte di tutte le forze dell'universo, o il primo tradimento o tutte quelle sensazioni, emozioni e sentimenti che sono così amplificati e così totali. L'adoloescenza è un'età in cui ogni minimo dettaglio diventa questione di vita o di morte.

E in fondo Questo piccolo grande amore, pur non essendo un capolavoro e nemmeno un film memorabile, pur con mille ed evidenti limiti, racconta una storia così, vera, forse banalmente vera, ma non stupidamente a lieto fine, e contiene qualche immagine di delicata poesia.

Ecco, ora che l'ho confessato mi sento già meglio.