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01 luglio 2013

Argo e le balle di Hollywood

E' luglio, epoca di cinema all'aperto ma il film migliore offerto dai cinema della zona è Argo e lo dà un piccolo multisala di qualità che non è ancora entrato in pausa estiva. Come faccio sempre non mi sono informato sul film prima di vederlo, ma so che Argo ha vinto Oscar importanti e ne ho sentito parlare bene e questo mi basta. In più, il film è in lingua originale con i sottotitoli e sebbene non sia un fanatico del sottotitolo in opposizione al doppiaggio, mi permette un ripasso di inglese. La sala non è vuota come me l'aspettavo vista la data.

Fa un po' senso, a chi lo conosce come attore non molto impegnato, andare a vedere un film diretto da Ben Affleck (che ne ha cofirmato con Matt Damon anche la sceneggiatura da Oscar) che è stato pure apprezzato dalla critica!


Il film si apre con un miniripasso della storia iraniana, la cosa mi sorprende piacevolmente, anche se mi chiedo dove il film voglia andare a parare. E invece, contrariamente alle mie aspettative, si tratta proprio di un film in costume ambientato per la maggior parte a Teheran.


Le prime immagini delle proteste di piazza contro l'ingerenza degli Stati Uniti nella politica iraniana montate a ritmo incalzante hanno il look del filmato di repertorio e subito catturano. Tutto il film mantiene una fortissima componente di intrattenimento e il fulcro della vicenda è costituito da una deadline incalzante. Affleck, oltre che regista, è protagonista del film, una sorta di Mr Wolfe, un agente CIA esperto di problemi internazionali, che ha il compito di riportare a casa sei diplomatici americani in pericolo di vita. La suspense è così ben costruita che la mia vicina di poltrona non può fare a meno di incitare ad alta voce i fuggitivi sullo schermo e a più riprese.


Ecco allora che la storia tradisce un po' il mio iniziale entusiasmo, l'Iran rimane un po' sullo sfondo di un film totalmente americano: una storia di successo, con celebrazione di eroi e addirittura trionfo dell'amore nell'ulima inquadratura con Ben Affleck che abbraccia la moglie che non si era mai vista per tutto il film e sullo sfondo una bandiera americana. Sfacciati!



Non sorprende che il film sia piaciuto a Hollywood soprattutto per il fatto che di cinema si parla: la copertura della missione di Affleck è infatti la ricerca di location adatte al film che starebbe producendo. Il subplot hollywoodiano dà la possibilità a John Goodman e Alan Arkin di sfogare una serie di gustose battute metacinematografiche che ritraggono il sobborgo di Los Angeles come fabbrica delle balle e vanno dal non originale confusione tra Karl e Groucho Marx a cose che suonano più o meno: "Sei venuto a Hollywood a fare con l'aria da pezzo grosso, ma in realtà non combinerai nulla? Sei nel posto giusto."

01 dicembre 2011

La Terza Guerra Mondiale

Gli Stati Uniti starebbero preparando la Terza Guerra Mondiale contro Iran e, di conseguenza Russia e Cina, dal 2004.
Ancora una volta, il motivo della guerra saranno i giacimenti di combustibili.
Noi, come servi degli Stati Uniti, saremo dalla loro parte e pagheremo il nostro prezzo. 

25 maggio 2010

Panahi di nuovo in libertà

Sono sollevato nell'apprendere dall'ANSA che il regista iraniano Jafar Panahi, detenuto dal 2 marzo, e del quale avevo parlato in un precedente post, sia stato rilasciato.

La scarcerazione, secondo l'agenzia, è avvenuta "su cauzione. Lo ha reso noto il procuratore di Teheran. Da sempre i suoi film censurati in patria. Per la sua liberazione è nato un movimento internazionale. Dal 15 al 21 aprile in tutto il mondo si erano proiettati i suoi film con petizioni e proteste. Commozione al Festival di Cannes alla notizia che Panahi aveva deciso lo sciopero della fame."

20 maggio 2010

Jafar Panahi rischia la vita

Gira su internet questo appello in favore del regista iraniano Jafar Panahi che qui ripubblico e diffondo.

Jafar Panahi, Leone d'Oro con Il Cerchio, è in carcere dal primo marzo. Jafar Panahi è "accusato" di aver iniziato le riprese di un film senza aver ottenuto le necessarie autorizzazioni.

Panahi, membro assente della giuria del Festival di Cannes, ha iniziato domenica, nel carcere di Evin dove è detenuto, uno sciopero della fame totale a tempo illimitato. Dal carcere Jafar ha fatto pervenire una lettera.

"Sabato sera gli agenti hanno fatto irruzione nella cella numero 56 dove sono detenuto assieme ad altri, facendoci uscire e costringendoci a passare la notte nel cortile. Il giorno dopo mi hanno condotto all'interrogatorio, accusandomi di aver filmato la vita nella cella. Una notizia del tutto priva di ogni fondamento. Hanno minacciato di arrestare la mia intera famiglia e di rinchiudere mia figlia in un carcere poco sicuro a Rajai Shar. Da allora non ho toccato ne cibo e ne acqua e continuerò a non toccare cibo o acqua perché non voglio essere sottoposto come un topo da laboratorio a torture fisiche e psichiche per ammettere colpe che non ho. Continuerò il mio sciopero della fame fino a quando non:
1 - incontrerò i miei familiari e non avrò certezza sulla loro incolumità
2 - riuscirò a parlare dopo 77 giorni di detenzione, con il mio legale
3 - sarò liberato senza condizioni fino al processo e la sentenza finale.

Giuro sul cinema in cui credo che fino a quando queste mie richieste non saranno accolte, non toccherò ne cibo e ne acqua, chiedo solo che dopo la mia morte il mio corpo sia consegnato alla mia famiglia per essere sepolto dove loro riterranno più opportuno".

Chi, come me, conosce da vicino Jafar Panahi, non ha dubbi che questo grande regista e uomo generoso, manterrà le sue promesse e continuerà lo sciopero della fame, fino a quando non saranno accolte le sue richieste. Nessuno di noi, amici di Jafar, ha dubbi che lui continuerà fino alla morte, se queste richieste non saranno accolte. La vita di questo grande regista che ha regalato al mondo capolavori cinematografici è seriamente in pericolo. Jafar non è l'unico che rischia di uscire dal carcere di Evin in una bara. Sono oltre 50 i detenuti politici condannati a morte che attendono nel carcere di Evin, e nelle altre carceri della Repubblica Islamica, l'esecuzione della pena.Qualche giorno fa cinque detenuti politici sono stati impiccato nel carcere Evin di Teheran, tra l'indifferenza generale dei media e dei governi occidentali. Il governo di Mahmoud Ahmadinejad, con l'esecuzione dei 5 detenuti politici, ha voluto lanciare un messaggio chiaro all'Occidente, e un altro agli iraniani. All'Occidente ha voluto dire che non intende cedere alle pressioni politiche e di voler proseguire sulla sua strada ignorando le condanne della comunità internazionale. Il messaggio per gli iraniani, alla vigilia del primo anniversario delle elezioni truffa e l'inizio dell'Onda Verde, era una minaccia: chiunque protesti, anche pacificamente, potrebbe finire sulla forca. Per fermare il boia in Iran, per salvare Jafar Panahi dalla morte lenta, per porre fine all'agonia di centinaia di detenuti politici, serve una mobilitazione internazionale. TUTTI IN PIAZZA PER SALVARE LA VITA DI JAFAR PANAHI. Il mondo della cultura, il mondo dello spettacolo, i giornali e i giornalisti si facciano carico di una mobilitazione a favore di Jafar Panahi, convocando SUBITO a Roma una manifestazione. TUTTI IN PIAZZA PER ESPRIMERE LA NOSTRA SOLIDARIETA' A JAFAR PANAHI e gli altri detenuti politici iraniani.

Direttivo dell’Information,Saftey & Freedom

25 aprile 2010

Il giorno più importante dell'anno.

Dobbiamo inparare da capo a ribellarci. Impariamo da chi ha imparato da noi.

Buon 25 Aprile. La festa più importante dell'anno.

Il video è dedicato ai sindaci leghisti. Il colore del video in fondo è il verde.