Da ragazzo, Zé ha lasciato il suo villaggio di pescatori a Capo Verde per cercare una vita migliore in Svezia.
Anni dopo, torna al suo villaggio e lo trova trasformato. La spiaggia dove giocava a calcio è sparita. La sua famiglia ora raccoglie sabbia dal fondo dell'oceano per rivenderla come cemento a basso costo, perché la pesca non è più una fonte di cibo sufficiente per la loro tavola.
Sandgrains (Granelli di sabbia) è un documentario sugli effetti locali della pesca globalizzata. La storia porta dall'Africa ai corridoi del Parlamento Europeo, dove si cerca di riformare la fallimentare industria della pesca europea.
Si tratta di un progetto realizzato in crowdfunding, grazie al supporto di persone che non si limitano a vedere un film, ma partecipano al progetto e contribuiscono affinché il progetto prenda forma.
E se il film è bello come il trailer...
Sandgrains Trailer NoSub from Matchbox Media Collective on Vimeo.
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31 gennaio 2014
30 gennaio 2014
Nel Bitcoin Center di New York
Difficile capire per un profano come me quali siano davvero le implicazioni dell'uso del Bitcoin e quali siano i reali vantaggi e pericoli della "moneta virtuale". Tutto quello che leggo ha a che fare con instabilità, riciclaccio di denaro, narcotraffico, ostruzionismo governativo...
Secondo Federico Pistono, sta succedendo invece qualcosa di eccitante che ha poco a che vedere con i soldi, ma quasi nessuno se ne sta accorgendo.
Siamo alla soglia di qualcosa di enorme - scrive. Esattamente come internet oggi ha poco a che vedere con quello per cui è nata (usi militari e universitari, mentre quelli commerciali erano vietati), Bitocoin e i protocolli derivati potrebbeo diventare qualcosa di completamente diverso e inaspettato.
Bitcoin cambia la prospettiva su molte questioni che vanno al di là della moneta e che comprendono fiduca, consumo e utilizzo delle risorse, rapporti tra entità differenti, confini nazionali e consenso distribuito.
Secondo Federico Pistono, sta succedendo invece qualcosa di eccitante che ha poco a che vedere con i soldi, ma quasi nessuno se ne sta accorgendo.
Siamo alla soglia di qualcosa di enorme - scrive. Esattamente come internet oggi ha poco a che vedere con quello per cui è nata (usi militari e universitari, mentre quelli commerciali erano vietati), Bitocoin e i protocolli derivati potrebbeo diventare qualcosa di completamente diverso e inaspettato.
Bitcoin cambia la prospettiva su molte questioni che vanno al di là della moneta e che comprendono fiduca, consumo e utilizzo delle risorse, rapporti tra entità differenti, confini nazionali e consenso distribuito.
27 gennaio 2014
Fashion victims: La moda è pericolosa
No, fashion victims non sono donne e uomini che non riescono a fare a meno di comprare un abito a un accessorio che desiderano dal più profondo del loro piccolo cuore non appena lo vedono da qualche parte. Fashion victims siamo tutti noi e il pianeta in cui viviamo.
Quello sotto è un documentario che promette che non avrete più voglia di comprare un vestito dopo averlo visto.
Quello sotto è un documentario che promette che non avrete più voglia di comprare un vestito dopo averlo visto.
24 gennaio 2014
Da nessun'altra parte
Oggi voglio farvi vedere un cortometraggio in animazione stop motion sul tema delle adozioni e del razzismo, ispirato alla toccante e delicata lettera di Marco Formigoni pubblicato su Peace Reporter del settembre 2008.
La voce narrante è quella di Alessio Luise, frontman dei Luisenzaltro.
La voce narrante è quella di Alessio Luise, frontman dei Luisenzaltro.
23 gennaio 2014
Milano: è arrivato il ticket sharing
Il prezzo dei biglietti copre una percentuale esigua del costo dei mezzi pubblici che potrebbero diventare gratuiti, vista anche la loro essenzialità sono essenziali alla qualità della vita di tutti.
Allora, almeno sfruttiamoli a fondo!
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03 luglio 2013
Festival dei 2 Mondi - Spoleto 55
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01 luglio 2013
Argo e le balle di Hollywood
E' luglio, epoca di cinema all'aperto ma il film migliore offerto dai cinema della zona è Argo e lo dà un piccolo multisala di qualità che non è ancora entrato in pausa estiva. Come faccio sempre non mi sono informato sul film prima di vederlo, ma so che Argo ha vinto Oscar importanti e ne ho sentito parlare bene e questo mi basta. In più, il film è in lingua originale con i sottotitoli e sebbene non sia un fanatico del sottotitolo in opposizione al doppiaggio, mi permette un ripasso di inglese. La sala non è vuota come me l'aspettavo vista la data.
Fa un po' senso, a chi lo conosce come attore non molto impegnato, andare a vedere un film diretto da Ben Affleck (che ne ha cofirmato con Matt Damon anche la sceneggiatura da Oscar) che è stato pure apprezzato dalla critica!
Il film si apre con un miniripasso della storia iraniana, la cosa mi sorprende piacevolmente, anche se mi chiedo dove il film voglia andare a parare. E invece, contrariamente alle mie aspettative, si tratta proprio di un film in costume ambientato per la maggior parte a Teheran.
Le prime immagini delle proteste di piazza contro l'ingerenza degli Stati Uniti nella politica iraniana montate a ritmo incalzante hanno il look del filmato di repertorio e subito catturano. Tutto il film mantiene una fortissima componente di intrattenimento e il fulcro della vicenda è costituito da una deadline incalzante. Affleck, oltre che regista, è protagonista del film, una sorta di Mr Wolfe, un agente CIA esperto di problemi internazionali, che ha il compito di riportare a casa sei diplomatici americani in pericolo di vita. La suspense è così ben costruita che la mia vicina di poltrona non può fare a meno di incitare ad alta voce i fuggitivi sullo schermo e a più riprese.
Ecco allora che la storia tradisce un po' il mio iniziale entusiasmo, l'Iran rimane un po' sullo sfondo di un film totalmente americano: una storia di successo, con celebrazione di eroi e addirittura trionfo dell'amore nell'ulima inquadratura con Ben Affleck che abbraccia la moglie che non si era mai vista per tutto il film e sullo sfondo una bandiera americana. Sfacciati!
Non sorprende che il film sia piaciuto a Hollywood soprattutto per il fatto che di cinema si parla: la copertura della missione di Affleck è infatti la ricerca di location adatte al film che starebbe producendo. Il subplot hollywoodiano dà la possibilità a John Goodman e Alan Arkin di sfogare una serie di gustose battute metacinematografiche che ritraggono il sobborgo di Los Angeles come fabbrica delle balle e vanno dal non originale confusione tra Karl e Groucho Marx a cose che suonano più o meno: "Sei venuto a Hollywood a fare con l'aria da pezzo grosso, ma in realtà non combinerai nulla? Sei nel posto giusto."
Fa un po' senso, a chi lo conosce come attore non molto impegnato, andare a vedere un film diretto da Ben Affleck (che ne ha cofirmato con Matt Damon anche la sceneggiatura da Oscar) che è stato pure apprezzato dalla critica!
Il film si apre con un miniripasso della storia iraniana, la cosa mi sorprende piacevolmente, anche se mi chiedo dove il film voglia andare a parare. E invece, contrariamente alle mie aspettative, si tratta proprio di un film in costume ambientato per la maggior parte a Teheran.
Le prime immagini delle proteste di piazza contro l'ingerenza degli Stati Uniti nella politica iraniana montate a ritmo incalzante hanno il look del filmato di repertorio e subito catturano. Tutto il film mantiene una fortissima componente di intrattenimento e il fulcro della vicenda è costituito da una deadline incalzante. Affleck, oltre che regista, è protagonista del film, una sorta di Mr Wolfe, un agente CIA esperto di problemi internazionali, che ha il compito di riportare a casa sei diplomatici americani in pericolo di vita. La suspense è così ben costruita che la mia vicina di poltrona non può fare a meno di incitare ad alta voce i fuggitivi sullo schermo e a più riprese.
Ecco allora che la storia tradisce un po' il mio iniziale entusiasmo, l'Iran rimane un po' sullo sfondo di un film totalmente americano: una storia di successo, con celebrazione di eroi e addirittura trionfo dell'amore nell'ulima inquadratura con Ben Affleck che abbraccia la moglie che non si era mai vista per tutto il film e sullo sfondo una bandiera americana. Sfacciati!
Non sorprende che il film sia piaciuto a Hollywood soprattutto per il fatto che di cinema si parla: la copertura della missione di Affleck è infatti la ricerca di location adatte al film che starebbe producendo. Il subplot hollywoodiano dà la possibilità a John Goodman e Alan Arkin di sfogare una serie di gustose battute metacinematografiche che ritraggono il sobborgo di Los Angeles come fabbrica delle balle e vanno dal non originale confusione tra Karl e Groucho Marx a cose che suonano più o meno: "Sei venuto a Hollywood a fare con l'aria da pezzo grosso, ma in realtà non combinerai nulla? Sei nel posto giusto."
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