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06 aprile 2012
Facciamo luce sull'Enel
Noi amiamo l'Enel ed è per questo che dedico a loro - dopo averne parlato più volte - il cinquecentesimo post del blog. A loro e a Greenpeace ovviamente.
08 giugno 2011
Ken lascia Barbie in diretta
Le campagna di comunicazione di Greenpeace hanno del geniale. E anche questa contro le politiche di packaging di Mattel non è da meno. La grossa azienda produttrice di giocattoli sarebbe tra i responsabili della deforestazione del pianeta per risparmiare sui costi dell'impacchettamento dei propri pordotti.
La campagnia è fatta di video divertenti che illusttrano l'ira di Ken nel confronti della sua fidanzata Barbie, prodotto di punta della Mattel, e molti altri video informativi e una pagina facebook dedicata alla campagna.
Ecco il video teaser che introduce tutta la campagna.
La campagnia è fatta di video divertenti che illusttrano l'ira di Ken nel confronti della sua fidanzata Barbie, prodotto di punta della Mattel, e molti altri video informativi e una pagina facebook dedicata alla campagna.
Ecco il video teaser che introduce tutta la campagna.
30 maggio 2011
Enel alla conquista della Patagonia
Non è possibile che l'immagine dell'Italia sia legata a questo mostro (oltre che al mostro che sta a Palazzo Chigi).
Spero che al Referendum riusciremo a dare un segnale forte.
Spero che al Referendum riusciremo a dare un segnale forte.
18 aprile 2011
Fukushima e il nucleare in Italia
La data del Referendum si avvicina, mancano meno di due mesi, e io intanto vi propongo questa intervista all'esperto di nucleare Pippo Onufrio di Greenpeace.
20 gennaio 2011
Benvenuto nucleare
Il controspot di Greenpeace sul nucleare in Italia.
17 dicembre 2010
Enel e la bufala del nucleare
Greenpeace distribuisce mozzarelle di bufala per sensibilizzare contro le balle di Enel sul nucleare.
17 settembre 2010
Facebook, non essere amico del carbone!
Uno strepitoso cartone animato che racconta la storia di Mark Zuckerberg, fondatore di Facebook, di un gigante buono e del carbone.
17 gennaio 2010
Video virali, Greenpeace e l'ultima arte rimasta
Una delle poche forme d'arte che abbiano un senso oggi sono i video di comunicazione virale.
Inizio a capire cosa volesse dire il fotografo Oliviero Toscani quando in un'intervista disse che l'unica forma d'arte rimasta fosse la pubblicità. Il suo intento era provocatorio, e portava acqua al suo mulino, ma nascondeva della verità.
I video, quando sono veramente virali (quando cioè ottengono l'obbiettivo per cui sono stai concepiti, la massima diffusione), sono ancora in grado di colpire o addirittura scioccare, sono brillantemente concepiti e realizzati. Meglio ancora quando sono impegnati.
Inizio a capire cosa volesse dire il fotografo Oliviero Toscani quando in un'intervista disse che l'unica forma d'arte rimasta fosse la pubblicità. Il suo intento era provocatorio, e portava acqua al suo mulino, ma nascondeva della verità.
I video, quando sono veramente virali (quando cioè ottengono l'obbiettivo per cui sono stai concepiti, la massima diffusione), sono ancora in grado di colpire o addirittura scioccare, sono brillantemente concepiti e realizzati. Meglio ancora quando sono impegnati.
Alcuni sono bellissimi. Potenti. Descrivono atti di protesta e sono atti di protesta loro stessi. Sono vere e proprie installazioni. Alcune di queste proteste mi hanno riportato alla mente i mobiles di Alexander Calder, altre sembrano imparentate con la Land Art di Walter DeMaria. Come per la Land Art, anche nel caso di Greenpeace gli "interventi" hanno dimensioni enormi e si fruiscono "a distanza" attraverso un racconto per immagini.
Le azioni di Greenpeace hanno però qualcosa in più: a volte un impatto immediato che scavi in zone desertiche non possono avere e soprattutto trasmettono la loro urgenza viscerale di sopravvivenza.
Le azioni di Greenpeace hanno però qualcosa in più: a volte un impatto immediato che scavi in zone desertiche non possono avere e soprattutto trasmettono la loro urgenza viscerale di sopravvivenza.
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