Il Fus, il Fondo Unico per lo Spettacolo, è senz’altro uno dei fondi che il governo Berlusconi sta tagliando e congelando con più foga. Dopo aver già ridotto le risorse a 258 milioni di euro, è stato aggiunto il congelamento di altri 27 milioni (con il rischio della chiusura per Cinecittà Luce), e un ulteriore drastico taglio di 50 milioni.
Oggi questa è la situazione: la musica è scesa da 56 a 35 milioni, la lirica da 196 a 122, la danza da 9 a 5, il teatro da 67 a 42, il cinema da 76 a 47. I 50 milioni che verranno tagliati andranno a influire le altre voci del fondo, che riguardano patrimonio archeologico e musei. Martedì prossimo le principali associazioni di categoria convocheranno la stampa per illustrare le modalità di svolgimento dell’iniziativa di mobilitazione contro i tagli e che si concentrerà tra il 26 e il 28 marzo.
Non sono bastati due giorni dall’annuncio, che riceviamo subito i primi segnali d’allarme. E segnali enormi, per giunta.
Paolo Baratta, presidente della Biennale di Venezia, ha infatti pubblicamente dichiarato la propria preoccupazione verso la possibilità di realizzare la prossima edizione della Mostra del Cinema. Il motivo, ovviamente, i tagli al budget.
Così spiega Baratta:
“La Mostra del Cinema dai 7,1 milioni scende a 4 milioni. Mi appello al presidente Berlusconi perché faccia un decreto per impedirlo e preservare questo patrimonio che gli sta a cuore. Senza una certa somma la Mostra del Cinema non la posso fare, non ho scelte”.
Perdere la Mostra di Venezia per i tagli alla cultura del nostro governo sarebbe un’altra accettata alla nostra dignità di italiani.
Dalla redazione di Sky Cinema.
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17 marzo 2011
15 marzo 2011
Virzi: "La cultura il nostro petrolio"
Altro che nucleare, è sul nostro patrimonio artistico e culturale che bisogna puntare!
Finalmente qualcuno che lo abbia detto a chiare lettere. E questo qualcuno è il regista e sceneggiatore Paolo Virzì.
Ecco le sue parole dall'articolo comparso su ItaliaFutura.it
Il destino della attività creativa è stato da sempre quello di destreggiarsi tra gli umori dei Principi, la benevolenza insidiosa dei Mecenati astuti, l'elemosina interessata del ministro e dell'assessore. Ma mai come in questi anni abbiamo assistito a tanta devastante arroganza contro i nostri artisti, specie i migliori e i più liberi, da parte di figure di primissimo piano del potere politico.
Un dileggio divertito, che ha fatto da colonna sonora al più esplicito e rude progetto di ridimensionamento che la nostra storia ricordi. Pensare che invece la bellezza, lo stile, la cultura, sono il petrolio dell’Italia, la sua più grande ricchezza, oltre che la sua inimitabile identità. E non solo perché viviamo in uno sterminato museo a cielo aperto, che purtroppo abbiamo già colpevolmente ferito. Ma perché è evidente che nel tempo, nonostante divisioni, sciagure, guerre, gli italiani sono stati capaci di tramandarsi questo segreto: han custodito generazione dopo generazione una sapienza sopraffina e geniale per l’espressione artistica, per il senso del bello, per concepire il divertente, il commovente, l’affascinante.
Quel poco o tanto di prestigio di cui godiamo nel mondo lo dobbiamo soprattutto (o forse soltanto) a questa risorsa straordinaria e unica: la nostra cultura, la nostra musica, la nostra architettura, la nostra poesia, il nostro cinema, la nostra narrativa, il nostro teatro, le nostre arti figurative. Ma anche ad un certo modo di cucinare, di mangiare, di bere, di vestirsi, di arredare le case. Noi siamo gli italiani.
Quella patria giovane dal passato travagliato, ammalata di un'arretratezza gravissima che spesso ci sconforta, ma che pure è ancora capace di offrire al mondo esempi miracolosi di eccellenza intellettuale e artistica.
Se per caso c’è in giro qualcuno che voglia occuparsi di un’Italia futura non potrà che ripartire da questa forza misteriosa e inesauribile che ha attraversato i secoli, liberandone finalmente le potenzialità e le energie, e mettendole saggiamente a profitto, per il bene di tutti.
Finalmente qualcuno che lo abbia detto a chiare lettere. E questo qualcuno è il regista e sceneggiatore Paolo Virzì.
Ecco le sue parole dall'articolo comparso su ItaliaFutura.it
Il destino della attività creativa è stato da sempre quello di destreggiarsi tra gli umori dei Principi, la benevolenza insidiosa dei Mecenati astuti, l'elemosina interessata del ministro e dell'assessore. Ma mai come in questi anni abbiamo assistito a tanta devastante arroganza contro i nostri artisti, specie i migliori e i più liberi, da parte di figure di primissimo piano del potere politico.
Un dileggio divertito, che ha fatto da colonna sonora al più esplicito e rude progetto di ridimensionamento che la nostra storia ricordi. Pensare che invece la bellezza, lo stile, la cultura, sono il petrolio dell’Italia, la sua più grande ricchezza, oltre che la sua inimitabile identità. E non solo perché viviamo in uno sterminato museo a cielo aperto, che purtroppo abbiamo già colpevolmente ferito. Ma perché è evidente che nel tempo, nonostante divisioni, sciagure, guerre, gli italiani sono stati capaci di tramandarsi questo segreto: han custodito generazione dopo generazione una sapienza sopraffina e geniale per l’espressione artistica, per il senso del bello, per concepire il divertente, il commovente, l’affascinante.
Quel poco o tanto di prestigio di cui godiamo nel mondo lo dobbiamo soprattutto (o forse soltanto) a questa risorsa straordinaria e unica: la nostra cultura, la nostra musica, la nostra architettura, la nostra poesia, il nostro cinema, la nostra narrativa, il nostro teatro, le nostre arti figurative. Ma anche ad un certo modo di cucinare, di mangiare, di bere, di vestirsi, di arredare le case. Noi siamo gli italiani.
Quella patria giovane dal passato travagliato, ammalata di un'arretratezza gravissima che spesso ci sconforta, ma che pure è ancora capace di offrire al mondo esempi miracolosi di eccellenza intellettuale e artistica.
Se per caso c’è in giro qualcuno che voglia occuparsi di un’Italia futura non potrà che ripartire da questa forza misteriosa e inesauribile che ha attraversato i secoli, liberandone finalmente le potenzialità e le energie, e mettendole saggiamente a profitto, per il bene di tutti.
13 dicembre 2010
Mollare le Università
Inizio a pensare che sia la cosa giusta da fare. Inizio a capire meglio Silvano Agosti. Se vuoi combattere un sistema devi prima uscirne del tutto.
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