02 aprile 2012

17 ragazze-madri-ribelli

Resteranno delusi coloro che andranno a vedere 17 ragazze per il lato pruriginoso che può avere un film su un gruppo di sedicenni che rimangono incinte, tutte insieme. Non è American Pie, non è il racconto di un'orgia alcolica.
Piuttosto è la versione in chiave realistica di Il giardino delle vergini suicide di Sofia Coppola. I corpi delle ragazze sui quali si apre il film sono fatti di dettagli, pieghe e grinze, epidermidi arrossate, non sono carni fresche che invitano alla lussuria.
C'è sì qualche scena di approccio amoroso e anche un bacio promiscuo. Ma il sesso è solo un dettaglio, uno strumento necessario alla liberazione, al fine di occupare il proprio spazio (più grande, visti i pancioni) all'interno del mondo. Un mondo in declino, come lo vedeno i giornalisti televisivi che parlano del caso, assunto alle cronache.
E a proposito di cronache, resta difficile giudicare un film per quello che è (luci e suoni) quando la fonte di ispirazione per una storia così affascinante è la realtàIl film infatti racconta una vicenda realmente accaduta nel Massachusetts e trasposta dalle sorella Delphine e Muriel Coulin sulle coste atlantiche della Francia.
Gli aspetti migliori del film, sono le atmosfere, i colori dolci e le inquadrature fisse, sui silenzi delle protagoniste, assorte e avvolte nella loro noia, anche dopo la rivoluzione dei corpi.
Sì, perché la maternità è vista come una rivoluzione: individuale, ma anche sociale (pensano di istituire una comune di giovani madri), innescata dal bisogno di stare insieme, dal non sentirsi escluse, dal bisogno di amare e di essere amate.
17 ragazze ha il fascino magnetico di Picnic a Hanging Rock senza raggiungere la potenza della pellicola di Peter Weir e insistere su misteri, ma lasciando tutto la spazio alla vera protagonista: l'adolescenza, senza volerla spiegare, senza volerla imbrigliare, lasciandola arrivare e andare via come fa sempre, o quasi sempre, senza un motivo.


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