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23 gennaio 2015

Sangue nello smartphone

Per la rubrica Vimerdì, propongo una scena del coraggioso documentario Blood in the Mobile, un tentativo di aprire uno squarcio di consapevolezza di quanto un'azione così banale per noi occidentali, come quella di comprare un cellulare o un dispositivo elettronico, sia un atto morale scellerato per le ripercussioni che questo ha sulla vita di comunità africane.




In un articolo che vi invito a leggere si scrive che "da oltre quindici anni tutti i cellulari del mondo e tutti i componenti di computer ed accessori elettronici utilizzano coltan e cassiterite come materie prime nelle catene di montaggio. Le multinazionali dell’elettronica, acquistando questi minerali, sono i diretti responsabili del finanziamento delle mafie africane, che forniscono ai guerriglieri le armi necessarie a mantenere l’Africa in un continuo stato di schiavitù e guerra perpetua."



BLOOD IN THE MOBILE from buenobuonogood on Vimeo.

17 gennaio 2010

Video virali, Greenpeace e l'ultima arte rimasta

Una delle poche forme d'arte che abbiano un senso oggi sono i video di comunicazione virale.

Inizio a capire cosa volesse dire il fotografo Oliviero Toscani quando in un'intervista disse che l'unica forma d'arte rimasta fosse la pubblicità. Il suo intento era provocatorio, e portava acqua al suo mulino, ma nascondeva della verità.

I video, quando sono veramente virali (quando cioè ottengono l'obbiettivo per cui sono stai concepiti, la massima diffusione), sono ancora in grado di colpire o addirittura
scioccare, sono brillantemente concepiti e realizzati. Meglio ancora quando sono impegnati.

Alcuni sono bellissimi. Potenti. Descrivono atti di protesta e sono atti di protesta loro stessi. Sono vere e proprie installazioni. Alcune di queste proteste mi hanno riportato alla mente i mobiles di Alexander Calder, altre sembrano imparentate con la Land Art di Walter DeMaria. Come per la Land Art, anche nel caso di Greenpeace gli "interventi" hanno dimensioni enormi e si fruiscono "a distanza" attraverso un racconto per immagini.

Le azioni di Greenpeace hanno però qualcosa in più: a volte un impatto immediato che scavi in zone desertiche non possono avere e soprattutto trasmettono la loro
urgenza viscerale di sopravvivenza.