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08 dicembre 2011

Appunti su La donna che canta

Detto in due parole, La donna che canta è la storia di una coppia di fratelli gemelli che cercano il resto della loro famiglia. La ricomposizione impossibile di un nucleo famigliare che diventa ricomposizione di tutta l'umanità.

E' un film drammatico e tragico fino all'estremo del verosimile. Più che a un film realista è avvicinabile a una tragedia greca classica, trasportata però all'epoca della guerra in Libano. Parla di una sofferenza privata che, come quella della guerra, tanto più grande perché imposta dall'alto, dal destino, così come la guerra è imposta per ragioni che spesso i popoli non condividono.

Se il titolo italiano mette in risalto l’estremo coraggio di questa donna, che fa pensare a un altro capolavoro teatrale, Madre coraggio e i suoi figli, appunto, di Brecht, anche per via della tematica della guerra presente nel dramma di Brecht, il titolo originale è Incendies (fuochi) e richiama le esplosioni della guerra. E anche le esplosioni di violenza che non vengono da arma da fuoco.

E' il quarto film di Denis Villeneuve, regista canadese, che ha collezionato una serie importante di premi anche con i film precedenti, con i quali ha rappresentato più volte il Canada per la corsa agli Oscar. Ma solo con questo ha ricevuto effettivamente la candidatura alla statuetta come miglior film straniero. E come miglior film straniero, La donna che canta è stato nominato aianche ai David di Donatello.

Il film ha origina da una pièce teatrale di Waidi Mouawad, drammaturgo libanese che vive in Canada. Lavoro che ha debuttato nel 2003 ed è stato rappresentato anche in Italia.

E' un film che trascina verso i suoi gorghi infernali e richiede di prendere un po' d'aria mano a mano che si fanno le dolorose scoperte assieme ai gemelli che compiono l'indagine alla ricerca del loro passato. La narrazione riesce a rivelare piano piano tutti i suoi dettagli che saranno sempre più terribili. Cosa che avvicina questa tragedia a un film noir. E' un film forte che richiede di essere seguito nel suo gioco di eccessi melodrammatici.

Il perdono.


Mi pare che il tema principale della pellicola sia quello del perdono. I protagonisti sono coinvolti dalla madre in una caccia al tesoro per scoprire un verità troppo difficile e dolorosa. Il tesoro è quindi la verità, il tesoro è la propria storia, la propria origine. Il tesoro è la conoscenza.

Questa si genera attraverso una catarsi, cioè una purificazione, prodotta da un dolore talmente grande che rischia però di schiacciare e se ne esce talmente puliti, talmente depurati che si è così sottili, così essenziali, svuotati da ogni sovrastruttura che permette di perdonare qualsiasi atrocità.

La protagonista ha subito così tanta cattiveria e violenza che non ha nulla da perdere, non ha praticamente più sentimento, ma solo vendetta, eppure quella vendetta non si può compiere, non si può sviluppare ma dove muore nasce invece il perdono perché sarebbe una vendetta contro chi ha desiderato più di ogni altra cosa al mondo. E in più è una vendetta talmente forte che si esaurisce da sola. E' come un fuoco che ha bruciato tutto e quindi si autoestingue perché non ha più nulla da bruciare.

I figli arrivano così a capire che la madre è sempre sembrata fredda e avara di sentimento nei loro confronti, perché sopraffatta da un numero di emozioni indescrivibili per la loro forza e perché erano per lei il frutto delle violenze subite. Nel finale, all'ostilità che i suoi fratelli avevano nei confronti del suo amore e del suo amato (odio etnico che scatena la serie indicibile di tragedie), si contrappone il perdono della nuova generazione che se riesce, può riconciliarsi con se stessa e con la generazione precedente attraverso la figura mostruosa di questo padre-fratello torturatore. L'agnizione, riconoscimento della reale identità di un personaggio, risolve il dramma come nella teatro classico e comporta un grosso colpo di scena.


La guerra.

 

Il tutto avviene attraverso un viaggio nello spazio e nel tempo, in cui la figlia ripercorre le tappe della storia della madre, dall’allontanamento dal suo villaggio per la scandalosa gravidanza avuta da un Palestinese (lei è cristiana, quindi di un’altra religione) e attraverso numerose dolorose tappe, fino alla prigione dove è stata rinchiusa e torturata.

All'andamento binario dei due fratelli che affrontano in maniera così diversa le ultime volontà della madre, si affianca il contrasto tra il Canada, gelido e fermo, e il Medio Oriente, scaldato dal sole ma anche infuocato dalla guerra. Ma la scelta del Medio Oriente è solamente simbolica o quasi. Il film è stato girato in Giordania ed è ambientato durante la guerra di Libano, ma non ci sono, e volutamente, riferimenti precisi a singoli episodi o battaglie. Stupri, torture sono una caratteristica di ogni guerra, ma la situazione mediorientale è ciò che ci può essere di più tragico e costantemente instabile nell'immaginario odierno.

Forse è per questo che il film non lascia spazio ai giudizi su vittime e carnefici, perché troppo grande è la colpa e troppo grande è l'amore di questa donna. Di nuovo, la guerra potrebbe essere stato solo un pretesto per raccontare la violenza più atroce, un pretesto per raccontare una vicenda al limite, che in realtà potrebbe succedere anche tra le mura domestiche. Purtroppo ci raggiungono notizie sgradevoli di violenze sessuali commesse da genitori nei riguardi dei propri figli. Per molti popoli anche in questo momento sono comunque violenze che vengono perpetuate, dovunque ci siano scontri etnici, religiosi, eccetera. 

Molteplicità.
 
La donna che canta tocca numerosi e spinosi temi: perdono, guerra, violenza, condizione della donna, famiglia, amore, questione mediorientale. E può essere letto in molte maniere different, come parabola del perdono, come dramma bellico, come melodramma, ma anche come paradosso matematico espresso matematicamente dalla domanda: “può 1 più 1 fare 1?” Ovvero come equazione dove le incognite che dapprima paiono essere due, si moltiplicano via via sono tre, padre, figlio e madre e loro stessi. Esiste poi il paradosso della vita come eterna ricerca di una terra promessa, ricerca di pace quasi impossibile da trovare.

Ma il film è anche una tragedia classica. L'irreparabilità, il destino senza via di fuga, mi fanno pensare anche alle tragedie teatrali, greche e anche moderne, nelle quali non c'è scampo a un destino scritto, anche se questo destino si conosce già. E poi il topos dell'agnizione finale, lo stratagemma del riconoscimento che scioglie una situazione divenuta irrimediabilmente complicata.


E’ in questo e nella massiccia presenza di colpi di scena che il film tradisce l’origina teatrale, anche se il racconto si sviluppa invece con molta sapienza attraverso un intreccio efficace di presente e passato, attraverso questi lunghi flashback che raccontano delle violenze subite dalla madre.




19 ottobre 2010

Donnie Darko 1 di 4 (Entruppamento)

Donnie Darko è un film che amo per diversi motivi, non ultimo il mio interesse per film che parlano dell'adolescenza e per la complessità, per la sua strisciante rilevanza politica...

ma anche spiegarlo così non è male:



NELL'ETA' DELLO SVILUPPO COR CERVELLO MECENTRUPPO

Donnidarchio infatti è uregazzetto che sta asviluppà e cià ertestoterone addumila enfatti cià la capoccia che ie và umpò peccontosuo eallora sevede certe cose che vede solo lui chenfatti lui searza denotte essente navoce che ie dice arzate effai umpò decaciara allora lui searza effà lacaciara allora poi sescopre che stavoce chessente è la voce deuno che secrede un coniio macchenvece è unsorcio allora poi donnidarchio sengarella denapischella strana eppioisuccedono tutta naserie decose strane che nusecapisce bene forze perché cuanno che ciai ertestosterone addumila nun cecapisci piugnente allora poi donnidarchio incontra navecchiarincoionita eddice mò occapito tutto poi infatti alora sente navoce che dice scusa te aicapito tutto ma armeno spiegacelo che noi stamio cuì enunciavemo capitoncazzo. ma mesà che la voce nunera derfirm.mi cuggino pure cuanno che stava asviluppaà vedeva sempre un coniio gigante ma mò è guarito e nun cestà più. selosemio magnato.

http://digilander.libero.it/confratchianti/cinema_film_palomba_01.htm


Ah, magari sapessi scrivere delle "recinzioni" così!

16 aprile 2010

La prima cosa bella. Recensione in 3 parole

Non ricordo più dove ma ricordo di un'idea di premiare le migliori recensioni cinematografiche in sole 3 parole. L'esempio citato era "Benjamin snooze Button", che con un gioco di parole fa riferimento alla sonnolenza provocata dal film.

Tento anch'io oggi la mia prima recensione in tre parole.

La prima cosa bella: i credits finali.

E va bene, questa era facile.

La prima cosa bella di Paolo "Virzina" è la storia insulsa di una sciacquetta, in cui attori romani (Valerio Mastandrea e Claudia Pandolfi) si sforzano di parlare con accento toscano. Meglio ancora di quanto accade in Io sono l'amore, altro orrendo film in cui Edoardo Gabriellini, l'eroe di Ovosodo, toscano, parla con il suo accento natale ma ha origini liguri.

A proposito di Ovosodo, quello che rimane personalmente il migliore film di Virzì (vedasi qui) mostra un'interessante affinità con l'ultima fatica del regista livornese. Il protagonista, in luogo dell'ovo sodo che non va né su né giù, ha nel petto un vuoto... Che sia un segnale da interpretare anche in riferimento alla vena creativa del Virzì?

Se volete sentire però un'altra campana su Virzì, leggete il libro, fresco di stampa, My Name is Virzì, di Alessio Accardo e Gabriele Acerbo, Le Mani, Recco, pag 336, Euro 16.

01 aprile 2010

Uscite americane

I film in uscita questo weekend negli Stati Uniti .

SANGUE DIVINO
CLASH OF THE TITANS di Louis Leterrier

Perseo (Sam Worthington) non si arrende all’idea che Andromeda (Alexa Davalos) muoia. E poco importa che suo padre, Zeus (Liam Neeson) non ne voglia sapere di aiutare il figlio. Raduna un manipolo di temerari guerrieri e sfida chiunque si opponga al suo progetto. Onore, audacia ed avventura ai confini dell’Ade per questo remake di Scontro di Titani (1981) di Desmond Davis. In principio fu Il gladiatore, poi Troy, Alexander, 300, Percy Jackson… mitologia e storia greco-romana pare facciano gola ad Hollywood. Le recenti tecniche 3D aiutano non poco la spettacolarizzazione delle gesta eroiche di sottodivinità ed eroi antichi. Il regista di Hulk Louis Leterrier lo sa, ma si affida anche alla maestosità dei set (ben 70, tra cui Long Cross Studios e Pinewood), come nei film di una volta. Dopo il successo di Avatar, corsa contro il tempo per la conversione in 3D (e leggero slittamento dell’uscita). In Italia arriva tra due settimane.






HANNA MONTANA NON CANTA PIU’
LAST SONG di Julie Anne Robinson

Miley Cirus tenta di emanciparsi dal suo alter ego Hannah Montana, personaggio popolare tra le teenager di mezzo mondo e diventa protagonista di questo film romantico per teenager. E’ la traposizione de I passi dell’amore di Nicholas Sparks, lo Stephen King dei romanzi strappalacrime (i film tratti dai suoi romanzi sono sempre dei successoni al box office Usa). Un padre (Greg Kinnear), poco incline a dedicare la dovuta attenzione alla figlia (Miley Cyrus) decide di portarla con sé in una piccola cittadina costiera del Sud. Lei, adolescente traumatizzata dalla separazione dei genitori, preferirebbe restarsene a casa a New York. I rapporti tra genitori e figli spesso sono tesi, in questo caso la musica aiuterà a distenderli. E poi arriva anche l’amore, nelle vesti di un classico ragazzone americano.






JANET JACKSON CI RIPROVA
WHY DID I GET MARRIED TOO di Tyler Perry

Sequel del fortunato Why Did I get Married (2007) con Janet Jackson, che ha spopolato negli Stati Uniti. Quattro famiglie si riuniscono per la solita vacanza e nel relax delle Bahamas riescono ad analizzare con calma i loro rapporti di coppia. Tutto scorre senza sussulti fino all’arrivo del’ex marito di una delle donne che scombinerà le carte in tavola. Cast identico al precedente. Anche il regista è lo stesso, Tyler Perry, sconosciuto da noi ma vera superstar in America, soprattutto tra il pubblico afro-americano. Colonna sonora ovviamente firmata Janet Jackson.






PUZZOLE RIBELLI
FURRY VENGEANCE di Roger Kumble

Brendan Fraser è un agente immobiliare che, suo malgrado, deve occuparsi di un cantiere per costruire alloggi nel verdissimo Oregon. Presto si accorgerà che l’impresa non è delle più semplici. Il bosco vicino è popolato da un gruppo di agguerrite puzzole pronte a tutto per evitare l’invasione delle ruspe. Regia di Roger Kumble esperto in tema di commedie (La cosa più dolce con Cameron Diaz), Brandan Fraser torna sullo schermo dopo i fasti di Viaggio al centro della Terra.




26 marzo 2010

Al cinema nel weekend

Ecco i film in uscita nelle sale questo finesettimana

RITORNO ALLA COMMEDIA
HAPPY FAMILY di Gabriele Salvatores

Dopo il mezzo passo falso di Come Dio comanda, Salvatores abbandona i thriller ammanitiani e torna alla commedia con Happy Family. Il regista partenopeo ritrae la sua metropoli adottiva e vorrebbe fosse ciò che Manhattan è per Woody Allen. Milano, estate. Il silenzio, la quiete di una metropoli finalmente assopita. Nel labirinto delle strade meneghine due famiglie sono costrette, loro malgrado, a conoscersi. I figli quindicenni vogliono sposarsi. Due famiglie di oggi in bilico tra nevrosi e perle di saggezza, sicurezze e confusioni tanto attuali quanto anomale per i nostri giorni. Una commedia dove tutto è fuori posto. Compreso il protagonista Ezio (Fabio De Luigi), sceneggiatore che, a causa di un incidente, viene sbalzato proprio all’interno del microcosmo da lui stesso creato. I personaggi in cerca di autore sono Diego Abatantuono, Margherita Buy, Fabrizio Bentivoglio, Carla Signoris. La produzione è, come sempre con Salvatores, della Colorado Film.


Il trailer è qui


TRAUMI ADOLESCENZIALI
REMEMBER ME di Allen Coulter

New York. Tyler (Robert Pattinson) è un adolescente ribelle che vive con insofferenza il rapporto col padre (Pierce Brosnan). La prematura scomparsa del fratello distruggerà la famiglia e devasterà il ragazzo. Convinto che nessuno possa capirlo cambierà presto idea quando il destino gli farà incontrare Ally (l’eroina di Lost, Emilie De Ravin), orfana di madre. La direzione è di Allen Coulter che passa definitivamente al grande schermo dopo i successi tv de I Soprano, Sex and the city, Six feet under. L’icona romantica delle teenagers Robert Pattinson si toglie i denti da vampiro e cerca di mordere in questo ruolo drammatico, ma non ci riesce: il box office Usa lo ha punito. Segno che Pattinson sdentato non piace a nessuno.


Il trailer è qui.


DUE SCAPOLI E DUE BEBE’
DADDY SITTER di Walt Becker


Dan (Robin Williams) è uno sfortunato cronico in amore, Charlie (John Travolta) uno scapolo per vocazione. La routine dei due, sul punto di concludere l’affare della vita, viene stravolta quando a sorpresa devono prendersi cura di due piccole pesti di sei anni. Marley (Ella Blue Travolta, vera figlia di John) e Zach (Conner Rayburn) metteranno parecchio in difficoltà i due uomini. Reminescenza di Tre scapoli e un bebè (1987). Nel cast anche Matt Dillon, Kelly Preston e Seth Green; regia di Walt Becker. Roger Ebert, uno dei più celebri critici Usa, lo ha definito “incredibilmente stupido!”

Il trailer è qui


IL VAMPIRO VA DI MODA
DAYBREAKERS di Michael Spierig


2019. Un’oscura malattia ha trasformato gli esseri umani in vampiri. Il problema è che il sangue comincia a scarseggiare. I superstiti del genere umano sono braccati, allevati come cavie con l’unico intento di fornire il sangue necessario alla sopravvivenza dei nuovi dominatori della Terra. Edward Dalton (Ethan Hawke), vampiro-ricercatore, studia il modo per creare sangue artificiale e salvare così la specie umana. Nel cast Williem Dafoe e Sam Neill. Girato dai fratelli Spierig in Australia è rimasto nel cassetto per più di due anni in attesa dell’ondata vampiresca generata dal terremoto Twiligt. Ottime premesse e un finale convenzionale, a base di botte da orbi e sangue a gogò.

Il trailer è qui


STRALUNATI E SQUATTRINATI SULLA NEVE
LA PRIMA STELLA di Lucien Jean-Baptiste


Commedia francese diretta ed interpretata dall’esordiente Lucien Jean-Baptiste. Si scherza sul razzismo e il politicamente corretto: succede che una coppia mista (papà nero, mamma bianca) e squattrinata decide di andare con i tre figli in montagna, nell’ambiante bianco e benestante del mondo delle vacanze sulla neve.

IL trailer è qui

25 marzo 2010

Nelle sale USA questo weekend

Ecco i film in uscita questo weekend nelle sale americane.

DRAGHI SPUTAFUOCO IN 3D
HOW TO TRAIN YOUR DRAGON di Sanders e Deblois

Dopo Kung fu Panda, Madagascar e Shrek, in risposta al successo di Up dei rivali Disney/Pixar, arrivano vichinghi e draghi sputa fuoco. Il film d’animazione in 3D è diretto da Chris Sanders (Il re leone, Bianca e Bernie, La bella e la bestia) e Dean Deblois (Pollicina, Lillo & Stitch, Mulan). Hiccup è il figlio del capo villaggio, inadatto al combattimento, dall’ insolito senso dell’umorismo e deriso dalla tribù. Piccolo Gianburrasca che mal si concilia con gli ideali di un villaggio dove combattere i draghi che infestano la zona è uno stile di vita. Sorprendentemente Hiccup cattura un potente draghetto ma invece di sconfiggerlo per essere finalmente accettato dalla comunità ne diventerà amico ed insieme tenteranno di far cambiare idea all’intero villaggio. Con il titolo Dragon Trainer esce anche in Italia.




BACK TO THE 80'S
HOT TUB THE MACHINE di Steve Pink

Alcool a fiumi e Jacuzzi. Accoppiata perfetta se lo scopo è dimenticare vite noiose e mogli stressanti. Un gruppo di amici quarantenni decidono così di rivivere serate di baldoria post adolescenziale in una famosa stazione sciistica. Duran Duran, Spandau Ballet, Madonna adolescente…qualcosa non quadra! Sarà l’idromassaggio a base di vodka ma i quattro si ritrovano nel 1986. Regia di Steve Pink, nel cast spicca su tutti John Cusack.




LA SINDROME DI PETER PAN
GREENBERG di Noel Baubach

Roger (Ben Stiller) torna a Los Angeles dopo aver vissuto alcuni anni a New York. Immaturo per vocazione, da tempo in cura psichiatrica, l’eccentrico ed irresponsabile quarantenne viene ospitato nella casa del fratello, uomo di successo felicemente sposato con prole, partito per una vacanza. Qui incontrerà Florence (Greta Gerwig). I due si aiutano, si avvicinano e insieme cercheranno di aprirsi, raccontandosi e tentando di affrontare la crisi di mezza età che da tempo affligge Roger. Film low budget, presentato alla Berlinale, diretto da Noeh Baumach (il regista de Il calamaro e la balena), scritto dal regista insieme alla moglie, l’attrice Janet Jason Leigh, ed interpretato da Ben Stiller. Questa commedia dolceamara descrive il peter pan che vive negli uomini moderni. Eternamente combattuti tra la voglia di maturare e il desiderio di restar bambini. Acquistato per l’Italia dalla Bim, si ignora la data di uscita.

10 gennaio 2010

38

10.01.10. E' un bel giorno per iniziare qualcosa. Anche se oggi sto poco bene, in questa data che sembra più un codice binario ho deciso di far debuttare questo blog.

Con l'anno nuovo mi aspettano impegni nuovi, la pubblicazione di un libro e nuovi corsi di cinema e di video da tenere oltre alla mia abituale occupazione nella redazione di Sky Cinema.

Giusto domani sarà il primo giorno di lezione del modulo di web video, per un corso di produzione e realizzazione di audiovisivi per la Provincia di Milano. confesso di essere un po' nervoso, ma mi sono anche ben preparato. Otto lunghe ore di insegnamento! Spero di reggere.

E allora perchè non accompagnare tutto questo con il suo racconto e le riflessioni che ne conseguiranno sul mondo del cinema. Prometto brevi recensioni, analisi, teorie, segnalazioni di video interessanti e commenti. Solo per iniziare!
Spero che le cose che scriverò siano di una qualche utilità a qualcuno.

Ah, dimenticavo qui trovate la risposta all'arcano del titolo di questo primo post.