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27 settembre 2010

Tanto rumore (digitale) per nulla?

Riporto questo articolo tratto dal blog IlNichilista. In calce i miei commenti.

Tanto rumore (digitale) per nulla.
In Social Media e Politica on settembre 26, 2010 at 10:27 am

Ieri è stata una giornata intensa. Prima l’audiomessaggio di Silvio Berlusconi ai Promotori della Libertà. Poi l’attesa, ripagata verso le 19, per il video di Gianfranco Fini, che manda in cortocircuito i server di Farefuturo, Secolo d’Italia e Generazione Italia (qualcuno, naturalmente, ha parlato di “complotto”). Infine la Woodstock 5 Stelle di Beppe Grillo, la due giorni di musica e politica che ha raccolto a Cesena 70 mila persone (180 mila in due giorni, secondo gli organizzatori, ndr).

Una giornata carica di attese non ripagate in termini di notizie politiche. Berlusconi e Fini attaccano allo stesso modo. “In questi giorni l’immagine dà di sé la politica è davvero un disastro, è molto peggio del teatrino di sempre”, annuncia il Premier. “Purtroppo da qualche tempo lo spettacolo offerto dalla politica è semplicemente deprimente”, ribatte il Presidente della Camera. Ma questo lo avevamo capito da soli. Poi Berlusconi decide di passare ad altro: “meglio lasciar perdere“. Anche Fini lo vorrebbe tanto, ma non può. Così impiega nove minuti – e con due mesi di ritardo – per dire, sostanzialmente, che non sa nulla di più di quanto già detto. L’unica vera notizia è che se dovesse essere confermato che la casa di Montecarlo è di proprietà del cognato Giancarlo Tulliani allora sarebbe disposto a dimettersi dalla terza carica dello Stato. Un po’ poco per l’isteria che si era creata nelle ore precedenti. E Grillo? I soliti requiem a partiti e politica intervallati dalla solita auto-rivendicazione di alterità e purezza (“questo è il fango più pulito d’Italia“, “siamo gli squadristi della raccolta differenziata”, “voliamo alto” etc.). Ma per il discorso politico vero e proprio tutto rimandato a oggi.

Che resta? Resta un fatto: che l’intera giornata sia stata monopolizzata dalla Rete. La vera notizia è che ieri tutto è accaduto in Rete, e nessuno se ne è nemmeno accorto. Una giornata come le altre. Eppure è una notizia che personalità diversissime, come Berlusconi, Fini e Grillo, abbiano tutte deciso di dare precedenza a Internet per perseguire i loro scopi. Chi per parlare direttamente al suo popolo, chi per rispondere alle schegge impazzite di una campagna mediatica dai toni e dalle proporzioni insensate, chi per mostrare che un rinnovamento è possibile proprio a partire dal Web, capace di farsi poi carne, musica e pulitissimo fango.

Tutto bene dunque? Non proprio, perché in nessuno di questi tre casi la Rete è stata usata per ciò che è, ossia uno strumento di dialogo e confronto diretto. Al contrario: Berlusconi, Fini e Grillo hanno utilizzato il Web come un megafono delle loro idee, un megafono più cool e potente della televisione, ma che sostanzialmente comunica allo stesso modo: dalla loro bocca (una) alle orecchie di chi ascolta (molti). Che ne è dell’aspetto sociale della comunicazione, che è il vero e proprio cardine del Web 2.0? Berlusconi in passato ha provato a rispondere a domande formulate dai suoi fan sfegatati, gli utenti di Forzasilvio. Ma ha compreso che l’operazione aveva un effetto involontariamente comico, e così è tornato agli audiomessaggi. Alla faccia dell’interazione. Fini, poi, sembra aver adottato la strada del videomessaggio su YouTube per evitare una conferenza stampa in cui avrebbe dovuto cercare di rispondere alle domande dei mastini di Libero e il Giornale, che hanno finalmente potuto sfogare tutta la rabbia per anni di inchieste soffocate (riguardavano sempre il loro datore di lavoro) grazie ai 55 metri quadri monegaschi che stanno tenendo in bilico il Paese. Insomma, più che uno strumento di confronto, il Web sembra essere stato un modo per evitarlo. Una sorta di rifugio da cui emettere il proprio comunicato e sparire. Quanto a Grillo, beh, interagire con lui è da sempre sostanzialmente impossibile. E’ anche fisiologico, se si pensa che ogni post sul suo blog scatena migliaia di commenti. Tuttavia lo stile comunicativo è quello dell’ “io parlo – tu ascolti”. Come nelle rare interviste concesse dall’ex-comico, che si tramutano quasi istantaneamente in monologhi. Una attitudine condivisa da molti suoi lettori, bravissimi a dialogare tra loro (come nell’esperienza dei “Meetup”) ma molto meno capaci di ascoltare chi la pensi diversamente. Quel maxi-palco di Cesena fa capire una volta di più che la Rete può diventare un prato gremito di giovani, ma non fa capire altrettanto chiaramente come potrebbe dare voce a ciascuno di loro, piuttosto che al personaggio noto di turno (un cantante, un premio Nobel, lo stesso Grillo).

[...]

A me invece non sembra che ci sia stato proprio il nulla. La prima notizia, come scrive lo stesso blogger, è che internet è "più potente della TV". Non mi sembra cosa da poco (Woodstock a 5 stelle ha fatto segnare 5 milioni di contatti singoli, a detta di Grillo. Un dato impressionante).

La seconda è che, nel caso di Grillo, le persone potevano commentare l'evento in diretta e mandare al sito i propri video e le proprie foto registrate direttamente e alternativamente alle telecamere di Play.me. Forse si fa ancora in tempo a fare una ricerca su Twitter per vederne gli strascichi che l'evento ha lasciato.

Infine, vorrei sottolineare il fatto che chi si aspettava qualcosa di nuovo dalla giornata di sabato fosse solo un illuso. Cosa ci si può aspettare da Berlusconi? Cosa ci si poteva attendere se non il solito tergiversare da Fini? E per quanto riguarda Grillo, chi conosce il programma del suo movimento non aveva bisogno di essere a Cesena: Cesena è stata una festa. Il programma, quello sì, è invece sviluppato in rete con i modi che alla rete pertengono, in particolare il "metodo wiki".

17 maggio 2010

Indifferenza civile

La rete è ancora una volta sotto minaccia. per questo il blog di Bebbe Grillo lancia la sifda della "indifferenza civile". In un recente post sono elencate le leggi e i progetti di legge che aggrediscono la libertà del web e si dichiara che il sito (uno dei principali blog al mondo) si comporterà come se le future leggi tese a limitare il comportamento dei blogger non esistessero, non riconoscendo l'autorità degli organi promulgatori delle norme stesse.

24 aprile 2010

Tassare chi naviga?

Riporto un'interessante nota dal blog di Beppe Grillo.

Certo è che in Italia sembra che si trovino le persone con i nomi più appropriati per la mansione svolta. Grillo, come il grillo parlante di Pinocchio che mette sempre sull'avviso. Manganelli, giustamente, come capo della Polizia. Malinconico come presidente della FIEG (Federazione Italiana Editori Giornali). Per quest'ultimo il cognome calza a pennello, visto l'andazzo dei giornali Italiani e per le recenti affermazioni:

Gli editori: crisi grave, riforma urgente. Malinconico: "Mini tassa per chi naviga. Misura transitoria per dare ossigeno al settore, costerà come un caffè al mese".

A parte il fatto che le "Misure Transitorie" in Italia hanno valenza come minimo secolare, ma quanti "caffè al mese" è costretto a pagare il contribuente Italiano, di media? Per cosa poi, un settore che già riceve ampie sovvenzioni ed è morente? E' come se facessero pagare una tassa sul computer per mantenere in vita le fabbriche di macchine da scrivere.
50 Stelle (50-stars)


Sono bugiardi, leccaculo e parassiti. Non devono mettere le loro sporche mani sulla Rete.

30 marzo 2010

Internet o TV?

Pochi giorni fa, tutti i sedicenti esperti di Internet inneggiavano all'inizio di una nuova era. Quella del web che vince e super quella della TV, quella di una maggiore partecipazione, dove il telespettatore si fa attore. Raiperunanotte, la diretta di Anno Zero organizzata da Michele Santoro dal Paladozza di Bologna, ha avuto un successo strepitoso e il giorno stesso della conferma dei dati, veniva annunciato che in gran Bretagna gli investimenti pubblicitari di Internet hanno superato quelli della televisione.

Ma "l'evento web più grande della storia in Italia", seguito attraverso varie piattaforme internet da - secondo Il Fatto Quotidiano - 125 mila persone, non è internet: è pur sempre televisione. Anche se fruita sul computer invece che sull'apparecchio TV color.
In Italia poi, non solo il sorpasso degli investimenti sul web rispetto a quelli della televisione non è ancora avvenuto, ma i risultati delle elezioni amministrative hanno dimostrato che se la protesta monta sui social forum on-line, gli Italiani (quelli che votano) aspettano gli ultimissimi giorni per decidere chi votare e lo fanno guardando i tg, che negli ultimi tempi soprattutto sono stati monopolizzati dal Presidente del Consiglio.

Viceversa, il successo del Movimento 5 Stelle lanciato da Beppe Grillo testimonia la presenza di uno spiraglio di luce. Per la "rete" la strada è iniziata, ma ci vorrà ancora del tempo.